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GAZA: OLTRE 900 MORTI

2009-01-12

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2009-01-12

ULTIMO BILANCIO: 905 VITTIME TRA I PALESTINESI, TRA I QUALI 277 BAMBINI

Si combatte per le strade di Gaza City

Al Jazeera: "Duri scontri tra esercito e miliziani". Leader di Hamas nascosti in un bunker

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NOTIZIE CORRELATE

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AUDIO: Morgantini: "A Gaza viste cose allucinanti"

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Volantini su Gaza: "Inizia la terza fase" (10 gennaio 2008)

Civili in fuga a Gaza City (Epa)

Civili in fuga a Gaza City (Epa)

GERUSALEMME - Mentre si ripetono gli allarmi di Onu e Croce Rossa sulle condizioni umanitarie della popolazione civile di Gaza, secondo la tv satellitare Al Jazira, in Gaza City, tra l’Esercito israeliano e i miliziani palestinesi sarebbero "in corso violenti combattimenti in vari quartieri della città". In particolare, sotto il tiro dell’arteglieria israelaina sarebbero la parte est e sud di Gaza City. Secondo quando annunciato dall’Esercito di Israele, citato dalla tv araba, la sospensione giornaliera delle operazioni militari anzichè alle 13, è iniziato alle 10 (ore locali che corrisponde alle 9 italiane).

ULTIMO BILANCIO: MORTI 900 PALESTINESI, 277 BAMBINI - Il bilancio dei palestinesi rimasti uccisi nell'offensiva israeliana a Gaza, entrata nel 17esimo giorno, ha superato quota 900. Le vittime finora accertate, ha riferito il capo dei servizi di emergenza nell'enclave costiera, Muawiya Hassanein, sono esattamente 905, di cui 277 bambini. I feriti sono 3.950.

NUOVI RAZZI DI HAMAS - Hamas ha ripreso stamane i tiri di razzi su Israele. Per la prima volta un razzo di tipo Grad è caduto nell' area della cittadina di Kiriat Gat. Non ha causato vittime e neppure danni. Due razzi Qassam sono caduti nel Negev occidentale scoppiando in campi aperti senza fare vittime o danni.

LEADER DI HAMAS NASCOSTI NEL BUNKER SOTTO UN OSPEDALE - - Secondo l’intelligence israeliana i leader di Hamas si stanno nascondendo in un "bunker" costruito dagli israeliani negli anni Ottanta negli scantinati dell’ospedale Shifa di Gaza. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz. L’ospedale Shifa, il più grande della Striscia, è stato costruito prima del 1967, durante il periodo in cui il territorio palestinese era sotto l’occupazione egiziana.

RINVIATA MISSIONE AL CAIRO - Mentre i combattimenti proseguono, sul fronte diplomatico si registra invece il rinvio di almeno un giorno della missione al Cairo del negoziatore israeliano Amos Gilad, prevista inizialmente per lunedì. Lo ha riferito una fonte del ministero della Difesa israeliano. Gilad deve incontrare il capo dell’intelligence egiziana per discutere di un eventuale cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

12 gennaio 2009

 

 

La crisi di gaza

Un conflitto nuovo

di Angelo Panebianco

Chiunque abbia, se non altro per ragioni anagrafiche, un passato, è portato a leggere i conflitti di oggi alla luce degli schemi mentali di ieri. Per decenni il conflitto israeliano-palestinese venne interpretato in Occidente con gli schemi della guerra fredda. A lungo, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche fra l'Urss e Israele, quel conflitto fu parte, pur con le sue peculiarità, del confronto politico e militare fra mondo occidentale e mondo sovietico. Per tutti coloro che in Europa occidentale simpatizzavano per l'Urss e per "la lotta dei comunisti a favore dell'emancipazione del Terzo Mondo", Israele era un avamposto dell'imperialismo americano.

Contavano anche le peculiarità del conflitto e i loro riflessi in Europa. Dopo il '73, con la crescita del prezzo del petrolio e l'uso politico dell'energia da parte dei Paesi produttori, trattare con i guanti governi e opinione pubblica arabi diventò vitale per un'Europa assetata di energia: la causa palestinese acquistò pertanto sempre maggiore popolarità fra noi mentre le ragioni di Israele di fronte al "rifiuto arabo" persero progressivamente terreno nella considerazione delle opinioni pubbliche europee (anche fra molti di coloro che erano schierati contro l'Urss su altri fronti). Se a ciò si sommano le memorie antiche, le influenze, più o meno sotterranee, del pregiudizio cristiano antigiudaico, si comprende molto degli atteggiamenti europei verso il conflitto israeliano-palestinese, per lo meno dalla fine degli anni Sessanta in poi. Il passato pesa sul presente ed è comprensibile che riflessi automatici portino ancora oggi tanti a leggere l'attuale scontro a Gaza con le categorie del passato. Ma è singolare che ciò avvenga al prezzo di una grande rimozione. Sono due i fatti nuovi che hanno determinato un cambiamento qualitativo del conflitto israeliano- palestinese e che tanti sembrano voler rimuovere.

In primo luogo, l'irruzione della religione, e più precisamente dell'islam politico, nel conflitto. Certo, il conflitto israeliano-palestinese continua ad essere anche ciò che è sempre stato: uno scontro fra due popoli per il dominio territoriale. Ma da tempo non è più soltanto questo. Il rafforzamento di movimenti come Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano ha cambiato radicalmente il quadro. Come il fatto che quei movimenti siano interni a una galassia islamista che, in ogni angolo del mondo, si riconosce nelle stesse parole d'ordine e afferma la propria identità contro gli stessi nemici (i musulmani moderati, l'Occidente corrotto e materialista, l'entità sionista, gli infedeli, a qualunque credo appartengano). In queste condizioni, pensare alle soluzioni del conflitto nei modi che erano ancora plausibili ai tempi degli accordi di Oslo non è più possibile. "Pace contro territori" è un compromesso realistico (anche se, ovviamente, difficile da imporre agli estremisti delle due parti) se i principali attori in gioco hanno scopi esclusivamente politici.

Ma diventa assai più arduo se per una delle parti in gioco (nel caso specifico, Hamas e, dietro Hamas, l'intera galassia dell'estremismo islamico mondiale) rinunciare alla distruzione di Israele significherebbe violare un tabù religioso, peccare di blasfemia. Il secondo fatto nuovo, che cambia la natura del conflitto, è dato dallo scontro per l'egemonia fra l'islam sciita guidato dall'Iran e quello sunnita. Non è un caso che, nella vicenda di Gaza, i governi arabi sunniti si siano fin qui mossi con prudenza. Nella speranza, non dichiarata, che Israele riesca a ridimensionare Hamas (gruppo sunnita ma legato all'Iran). E non è un caso, come mostra l'assenza di sommovimenti anti-israeliani in Cisgiordania, che anche Fatah, il movimento oggi guidato da Abu Mazen, speri nel ridimensionamento degli odiati "nemici-fratelli" di Hamas. Nulla di tutto ciò si spiegherebbe se i due fatti citati (l'irruzione dell'islam politico e il ruolo dell'Iran) non avessero cambiato i termini del conflitto israeliano-palestinese. Ma la rimozione incombe.

Sorprende, ad esempio, scorrere un recente intervento sul conflitto a Gaza, apparso su Repubblica, dell'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, uomo informato dei fatti, e constatare che né la parola Iran né la parola jihad vi trovino posto. È come se per D'Alema nulla di sostanziale fosse cambiato nel corso degli anni: quello israeliano-palestinese viene ancora interpretato come uno scontro fra uno Stato e un movimento irredentista, un conflitto, vecchio di mezzo secolo, per il dominio territoriale in Palestina. Se non che, il conflitto israeliano-palestinese è questo ma non è più soltanto questo. A causa del carattere politico-religioso di Hamas e della volontà di potenza iraniana. Segni di rimozione appaiono anche le reazioni di certi laici nonché di esponenti di spicco della Chiesa cattolica di fronte alla preghiera di massa organizzata dalla fratellanza musulmana contro il nemico sionista (al termine di raduni in cui si bruciano le bandiere di Israele), di fronte cioè a manifestazioni che vedono impegnati i sostenitori di Hamas presenti all'interno dell'islam italiano ed europeo. Se la paura del fondamentalismo islamico può spiegare le reazioni flebili e sommesse di molti di quei laici, il caso della Chiesa cattolica, come ha mostrato Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di ieri, è più complesso.

La Chiesa sembra oggi divisa fra la sua antica diffidenza (quando non si tratti di aperta ostilità: vedi le parole del Cardinal Martino su Gaza) per Israele, e la presa d'atto, ben chiara negli scritti e nei discorsi di Papa Benedetto XVI, del fatto che la violenza del fanatismo religioso sia oggi la minaccia più grave per la civile convivenza. E anche per le prospettive di pace in Palestina.

12 gennaio 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2009-01-12

Guerra a Gaza, rinviati colloqui al Cairo

"Sono oltre 900 i palestinesi morti"

Il bilancio dal centro di emergenza della Striscia. Nuovi lancia di razzi verso Israele. Olmert: "Vicini all'obiettivo". Dal nostro inviato il racconto del dramma dei civili. Libano, esplosivo davanti a sede

 

Diretta - ESTERI

Israele intensifica offensiva

e rinvia colloqui al Cairo su tregua

A 17 giorni dall'inizio dell'offensiva Piombo fuso Israele vede vicina la vittoria contro Hamas e intensifica le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Tank dell'esercito hanno proseguito la marcia verso il centro di Gaza City e prima dell'alba sono entrati nel quartiere di Sheikh Ajlin. Intanto il governo ha deciso di rinviare a domani la missione al Cairo del negoziatore israeliano Amos Gilad per discutere del cessate il fuoco con i mediatori egiziani. Secondo fonti mediche l'offensiva ha fatto oltre 900 vittime tra i palestinesi, tra cui almeno 277 bambini, e quasi quattromila feriti

 

12:28 Livni, no a negoziati con Hamas

Tzipi Livni ribadisce il 'no' di Israele a negoziati con Hamas, le cui parole non "hanno alcun valore". "Non negozierò con Hamas - ha affermato il ministro degli Esteri dello Stato ebraico - e per quanto mi riguarda non c'è bisogno che firmino alcunché. Quello che dicono non ha valore. Questo è quello che si chiama deterrenza: sanno che la prossima volta che ci attaccheranno saranno colpiti". Parlando con la radio israeliana, il capo della diplomazia dello Stato ebraico ha poi sottolineato che un'ulteriore espansione dell'operazione militare a Gaza è sempre possibile, "se Hamas oserà alzare la testa e colpire di nuovo Israele"

12:24 Ministro egiziano chiama colleghi inglese russo e italiano

Il ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ha avuto comunicazioni telefoniche con i colleghi di Gran Bretagna, Russia e Italia per informarli degli sforzi dell'Egitto per un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza e per "fermare le aggressioni israeliane". Abul Gheit ha anche parlato della riapertura del corridoio di sicurezza per garantire l'invio di aiuti ai palestinesi di Gaza

12:21 Al Hayat, no di Hamas a proposta Egitto

Hamas ha respinto la proposta egiziana di una tregua di lungo periodo con Israele. Lo scrive il quotidiano al-Hayat, che cita una fonte del movimento di resistenza islamico, secondo cui "ci sono ancora molti dettagli che devono essere discussi prima che possiamo dire di aver raggiunto un accordo di principio". La notizia del quotidiano arriva dopo che il Cairo aveva parlato di progressi nei colloqui con Hamas per arrivare a un cessate il fuoco con Israele nella Striscia di Gaza

12:20 Nuovo gruppo libanese rivendica lancio razzi su Israele

Si chiama 'Resistenza Araba islamica' il nuovo gruppo armato libanese che ha rivendicato il lancio di razzi su Israele avvenuto quattro giorni fa dal sud del Libano. "Se Israele continua la sua sanguinosa offensiva a Gaza, la nostra gente non rimarrà con le braccia incrociate", si legge nel comunicato riportato da Daily Star, il principale quotidiano libanese in lingua inglese. " I missili lanciati la settimana scorsa", si legge a continuazione, "sono stati un messaggio chiaro. I prossimi uccideranno". L'organizzazione, forte di 3mila uomini già posizionati al confine con Israele, in un suo comunicato afferma di possedere armi sofisticate in grado di colpire duramente lo Stato ebraico

12:18 Israele, in nostri fumogeni c'è fosforo

Delle nuvole sospette mostrate da foto e tv nella Striscia di Gaza e indicate da qualcuno come tipiche dello scoppio di bombe al fosforo bianco (proibite dalle convenzioni internazionali), una fonte israeliana dice oggi: "Sono bombe fumogene, ma un po' di fosforo nelle munizioni c'è". La fonte, citata stamani dalla Radio svizzera italiana, non ha fornito informazioni sulla quantità di fosforo bianco presente nelle munizioni usate da Israele. Nei giorni scorsi il 'Times' di Londra e l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw) hanno accusato le forze israeliane di avere fatto uso di munizioni al fosforo bianco

11:51 Razzo centra abitazione ad Ashkelon, nessun ferito

Un razzo Grad sparato da miliziani palestinesi nella Striscia di Gaza ha centrato un'abitazione nella città di Ashkelon, nella parte settentrionale del deserto del Negev. Nessun ferito, comunque - riferisce il sito web di Haaretz - perché i cinque abitanti erano riusciti a ripararsi in un rifugio prima dell'impatto. L'esercito israeliano ieri ha fatto sapere che, dall'inizio delle operazioni, sono stati lanciati circa 700 razzi palestinesi, ma che comunque c'è stata un dimezzamento della capacità di lancio da parte di Hamas

11:45 Diritti umani Onu discute risoluzione contro Israele

I 47 paesi membri del consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite discuteranno oggi una bozza di risoluzione di condanna dell'offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza contro Hamas. Il documento, proposto da Cuba, Pakistan ed Egitto, accusa Israele di "distruzione sistematica delle infrastrutture palestinesi" e di "violazione dei diritti umani della popolazione palestinese". La bozza chiede anche la fine degli attacchi con razzi contro il sud di Israele, ma non si fa alcun accenno a Hamas

11:36 Olmert, mondo non parla di istinti omicidi dei palestinesi

"Nessuno parla degli istinti omicidi dei palestinesi nei nostri confronti e dello sfruttamento di civili a Gaza come scudi umani contro le forze di difesa israeliane". E' quanto ha affermato il primo ministro israeliano Ehud Olmert durante una visita in un ostello della gioventù nei pressi di Tel Aviv. "Conosciamo la verità. Non abbiamo dichiarato guerra ai cittadini di Gaza. Loro non sono i nostri nemici", ha sottolineato il premier israeliano, citato dal sito del quotidiano Yediot Ahronot

11:29 Iran invita paesi islamici a dare forza a Intifada

Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha invitato i Paesi islamici a sostenere la "eroica resistenza" del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania per "dare vigore all'Intifada" e farla entrare in "una nuova fase". Ahmadinejad lo dice in un messaggio consegnato ad Algeri dal vicepresidente iraniano, Hossein Dahkane, al presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika. "Con un sostegno totale al popolo palestinese in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e in tutti i territori occupati, un sostegno efficace per la resistenza eroica e storica di questo popolo, i governi e i popoli islamici sono capaci di dare vigore l'Intifada palestinese perché entri in una nuova fase", scrive il presidente iraniano

10:56 Blair al Cairo, ci sono elementi per cessate il fuoco

L'emissario del Quartetto per il Medio Oriente, Tony Blair, ha dichiarato che "esistono gli elementi per realizzare un cessate il fuoco a Gaza": l'ex premier britannico lo ha detto al Cairo, al termine di un incontro con il presidente egiziano, Hosni Mubarak, aggiungendo che "sono in corso sforzi per giungere a un accordo", ma che "questi sforzi al momento sono in una fase delicata"

10:43 Oltre 900 i palestinesi morti, 277 bambini

Il bilancio dei palestinesi rimasti uccisi nell'offensiva israeliana a Gaza, entrata oggi nel 17esimo giorno, ha superato quota 900. Secondo Muawiya Hassanein, capo dei servizi di soccorso del territorio palestinese, i morti sono diventati 905 dopo il decesso di 15 palestinesi questa mattina. Tra le vittime, ha detto il medico, ci sono 277 bambini, 95 donne e 92 anziani. Inoltre gli attacchi israeliani hanno provocato il ferimento di 3.950 palestinesi

10:42 D'Alema, spedizione punitiva che incoraggia guerra santa

"Una vera spedizione puntiva". Così Massimo D'Alema ha definito l'offensiva israeliana a Gaza, in un'intervista a RedTv. "Quello che sta accadendo è non soltanto estremamente pesante e grave dal punto di vista dei costi umani", ha detto, "quello cui si assiste è una vera spedizione punitiva". Per l'ex ministro degli Esteri, "guerra contro Hamas è un'espressione molto partigiana" perché ciò che sta accadendo è "una rioccupazione seppure temporanea della striscia di Gaza", sono "bombardamenti quotidiani e rastrellamenti". Difficilmente, ha insistito, "si può definite una guerra un conflitto in cui muoiono 900 persone da una parte e 10 dall'altra". "Dal punto di vista del fondamentalismo quello che accade è un incoraggiamento alla campagna internazionale di reclutamento e di odio contro Israele", ha detto, "300 bambini martiri di Gaza sono uno straordinario incoraggiamento alla guerra santa"

10:15 Uomini Hamas nascosti in ospedale israeliano

Uomini di Hamas si stanno nascondendo nei sotterranei dell'ospedale israeliano a Gaza. Ne è convinto lo Shin Bet (il controspionaggio israeliane): i miliziani palestinesi hanno trovato rifugio nello scantinato dello complesso ospedaliero di Shifa, a Gaza City, che fu ristrutturato proprio dagli israeliani durante l'occupazione. Shifa, il più grande ospedale della Striscia costiera, fu costruito mentre Gaza era sotto il controllo egiziano, prima del 1967. Durante una delle ultime riunioni di governo, la scorsa settimana, il capo dello Shin Bet, Yuval Diskin, ha detto che alcuni dei capi di Hamas si nascondono nei sotterranei di Shiva perché sanno che Israele non lo bombarderà per via dei malati ricoverati ai piani soprastanti

09:57 Iran, sanzioni a multinazionali che fanno affari con Israele

Il governo iraniano ha approvato un progetto di legge che sanziona le compagnie straniere che fanno affari con Israele dopo l'assalto dello Stato ebraico a Gaza. Lo ha riportato un quotidiano iraniano. Le sanzioni verranno applicate alle multinazionali che hanno filiali in Iran e che ''investono nei territori occupati (della Palestina) o che sostengono il regime sionista'', si legge nel giornale filo-governativo

09:55 Tony Blair al Cairo per i colloqui sulla tregua

L'inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente, Tony Blair, ha affrontato al Cairo con il presidente egiziano, Hosni Mubarak, gli sforzi per raggiungere un cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza. Secondo l'agenzia ufficiale egiziana Mena, Blair - arrivato nella notte al Cairo alla guida di una delegazione - ha incontrato Mubarak nella sede della presidenza egiziana. Il colloquio si è concentrato sull'iniziativa egiziana proposta da Mubarak lo scorso 6 gennaio e che punta a una tregua delle ostilità a Gaza

09:38 Steinmeier ottimista sul cessate il fuoco

Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier si è detto ottimista sulle possibilità di raggiungere un accordo per un cessate il fuoco dopo gli incontri dei giorni scorsi con i leader arabi e israeliani. Steinmeier ha detto ai giornalisti sul volo di ritorno dal medioriente di intravvedere "concrete chance" per una tregua

09:36 Al Jazeera, si combatte a Gaza City

Secondo la tv satellitare araba Al Jazeera, in Gaza City, tra l'esercito israeliano e i miliziani palestinesi sarebbero "in corso violenti combattimenti in vari quartieri della città". In particolare, sotto il tiro dell'arteglieria israelaina sarebbero la parte est e sud di Gaza City. Secondo quando annunciato dall'esercito di Israele, citato dalla tv araba, la sospensione giornaliera delle operazioni militari anziché alle 13 è iniziato alle 10 (ora locale che corrisponde alle 9 italiane)

09:28 Israele rinvia colloqui per premere su Hamas

Il viaggio al Cairo, in programma per oggi, per discutere di un cessate il fuoco a Gaza di Amos Gilad, consigliere politico e diplomatico del ministro della difesa Ehud Barak, è stato rinviato di almeno un giorno, a quanto si è appreso a Gerusalemme. Secondo la radio delle forze armate il rinvio del viaggio, che apparentemente è stato deciso in una consultazioni che la scorsa notte il premier Ehud Olmert ha avuto con Barak e col ministro degli esteri Tzipi Livni, ha il fine di premere su Hamas per costringerlo ad accettare un incondizionato cessate il fuoco. Secondo la stessa emittente inoltre il rinvio è anche legato a disaccordi tra l' Egitto e Hamas sulle condizioni per un cessate il fuoco

09:16 Livni, progressi verso cessate il fuoco

Sono stati compiuti "progressi" negli sforzi internazionali per un raggiungimento di un cessate il fuoco a Gaza, ma rimangono "difficoltà". E' quanto affermato oggi dal ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni. "Non accetto che in una guerra contro il terrorismo sia l'Onu a dire quando fermarsi", ha detto quindi il ministro alla radio israeliana

09:14 Ripresi tiri razzi su Israele

Hamas ha ripreso stamane i tiri di razzi su Israele. Per la prima volta un razzo di tipo Grad è caduto nell' area della cittadina di Kiriat Gat. Non ha causato vittime e neppure danni. Due razzi Qassam sono caduti nel Negev occidentale scoppiando in campi aperti senza fare vittime o danni

09:13 Anche oggi tre ore di tregua umanitaria

Le forze armate israeliane hanno annunciato che anche oggi cesseranno il fuoco per tre ore al fine di permettere l'afflusso di aiuti umanitari nella striscia di Gaza. Il fuoco sarà sospeso dalle ore 10 alle 13 locali (dalle 9 alle 12 in Italia)

08:56 Colpiti dodici obiettivi sulla Striscia di Gaza

L'aviazione israeliana ha condotto diversi raid sulla Striscia di Gaza durante la notte colpendo dodici obiettivi, mentre l'operazione 'Piombo Fuso' contro Hamas è entrata nel diciasettesimo giorno. Lo annuncia un portavoce militare dello stato ebraico, aggiungendo che per la terza notte consecutiva non è stato lanciato alcun razzo dalla Striscia verso il territorio israeliano.

08:53 Emissario israeliano rinvia missione al Cairo

L'emissario israeliano per i colloqui sul cessate-il-fuoco al Cairo, Amos Gilad, ha rimandato la missione al Cairo, prevista per oggi. Lo ha riferito una fonte senza spiegare le ragioni del rinvio. Gilad, strettissimo collaboratore del ministro della Difesa Ehud Barak, era atteso per la seconda volta in egitto, in pochissimi giorni, per gli incontri in cui si lavora alla tregua nella Striscia di Gaza.

 

 

 

 

 

L RACCONTO. Oltre 20.00 persone vivono nelle aule e nei cortili delle scuole

La loro speranza è che l'Onu li protegga. E i camion con gli aiuti sono gocce nel mare

"Noi, nell'inferno della Striscia

tra le urla, il sangue e le bombe"

dal nostro inviato FABIO SCUTO

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"Noi, nell'inferno della Striscia tra le urla, il sangue e le bombe"

GERUSALEMME - Rafah, nella striscia di Gaza, è una città fantasma. Palazzi sbriciolati, come se una gigantesca mano li avesse accartocciati e rigettato a terra quello che ne rimaneva, polvere, rovine e morte. Nelle poche strade ancora percorribili solo macchine saltate in aria, sventrate dalle esplosioni, che esalano quell'odore acre della plastica bruciata. E poi scarpe abbandonate, borse, mucchi di stracci che qualcuno in fuga ha pensato fossero troppo ingombranti mentre si corre tra una bomba e l'altra in cerca di un possibile rifugio. In giro non c'è un'anima viva.

Sedici giorni di bombardamenti continui hanno riportato Rafah a un Medio Evo moderno. Questo il drammatico scenario che si è trovato davanti ieri la delegazione dei parlamentari europei, guidata dal vice presidente dell'Europarlamento Luisa Morgantini, che oltrepassando con molte difficoltà il valico dall'Egitto, è riuscita a entrare per soli 120 minuti nella Striscia di Gaza, approfittando della "tregua umanitaria" che anche ieri non è stata rispettata. "Gli israeliani hanno sparato anche durante la tregua di tre ore durante la quale siamo entrati", ci racconta, "abbiamo fatto in tempo a vedere la distruzione delle bombe che cadevano, case rase al suolo, auto distrutte, macerie dappertutto, anche accanto alla scuola dell'Unrwa, l'agenzia Onu che assiste i profughi palestinesi e che pure è stata danneggiata".

La pattuglia di parlamentari europei (l'altro italiano era il senatore del Pd Alberto Maritati) si sono pigiati dentro un malridotto pullmino dell'Unrwa che li ha presi a bordo per trasferirisi dal valico di frontiera alla città, che dista solo qualche chilometro. "La parte palestinese di Rafah è semideserta, rispetto a come l'ho vista pullulare di gente in altri momenti, siamo stati in un rifugio ed abbiamo visto donne piangere sconvolte dal dolore per la perdita dei loro figli, mariti, fratelli. Eppure hanno avuto la forza di accoglierci a braccia aperte, con bambini che ci baciavano e gli adulti che ci chiedevano "ma come avete fatto ad entrare?".

Dal pullmino, racconta Alberto Maritati, "gli aerei che compivano i raid erano visibilissimi, anche in squadriglia, poi hanno lanciato altre due bombe, si vedevano nettamente i funghi dopo le esplosioni e le colonne di fumo che si alzavano". La deriva umanitaria che sta stringendo la Striscia come un cappio mortale è sotto i loro occhi. La gente resta aggrappata alla vita come può. Negli ospedali la situazione è drammatica. "I medici, gli infermieri sono travolti dall'emergenza, fanno turni massacranti, si opera senza anestetici, con bisturi che non tagliano più, si amputano arti per ferite che altrove potrebbero essere curate". E per i vivi la situazione non è meno terribile. Se è impossibile fare un censimento dei palestinesi rimasti senza casa, è possibile una stima degli sfollati che in queste due settimane hanno cercato rifugio nelle scuole dell'Unrwa: in oltre trentamila vivono nelle aule, nei corridoi, nei cortili nella speranza che la bandiera azzurra dell'Onu li possa proteggere. "Nella scuola "Yasser Arafat" di Rafah sono ammassate centinaia e centinaia di persone, intere famiglie, volti scavati, provati dalla paura e dalle privazioni soprattutto donne e tanti, tanti, bambini, portati via sotto le bombe con quello che avevano addosso. Molti senza nemmeno le scarpe".

L'Unrwa è quasi al collasso. "Ha pochissimo da distribuire: ho visto dividere una confezione di pannolini e consegnarne pacchetti singoli, perché non ce n'è abbastanza, c'è pochissimo latte in polvere. Mi ha detto il direttore dell'Unrwa, John Ging, sono passati per la prima volta dei camion con aiuti dal valico di Kerem Shalom, in Israele". Una goccia per un mare di assetati. I magazzini dell'Unrwa, del Pam, del Wfp nella Striscia sono vuoti, i rifornimenti - dopo quasi due anni di embargo - sono sempre stati modesti, ma adesso la situazione peggiora di ora in ora. "Non dimentichiamo che c'è una popolazione di un milione e mezzo di palestinesi da soccorrere e da sfamare e con la distruzione dei tunnel, nei quali forse passavano armi ma anche tanta merce e tanto cibo, è finita anche un'economia parallela di sopravvivenza".

Mentre la delegazione si trovava negli uffici Unrwa sono cadute alcune bombe lanciate dai caccia israeliani, a meno di un chilometro, in uno degli 80 raid che i caccia hanno compiuto ieri nel sud, bombardando sistematicamente tutta la zona di confine con l'Egitto. "La gente correva in preda al terrore e urlando, forse per sfogare la paura", racconta Maritati, "poi dopo l'esplosione, quando si è visto il fungo levarsi in un'altra parte della città, ci sono state grida di esaltazione per essere scampati ancora volta". "Questa guerra è una follia più grave di altre perché i due avversari si combattono in uno scontro impari", dice ancora con la voce scossa l'ex magistrato, "in mezzo alle case, in zone così densamente popolate, i civili pagano il più alto tributo di sangue".

Due ore più tardi il pullmino dell'Unrwa riaccompagna la delegazione al valico di frontiera, spingersi verso nord verso Khan Younis, verso Gaza City non è possibile, la battaglia lì è strada per strada con le truppe israeliane a terra che ingaggiano combattimenti con i miliziani di Hamas che hanno ricevuto l'ordine di non alzare mai bandiera bianca. Aspettando le formalità per ripassare la frontiera, la delegazione ha potuto vedere gli effetti del bombardamento sulla città di un paio d'ore prima. Una fila di cinque-sei ambulanze aspetta di poter entrare in Egitto. A bordo solo feriti gravissimi. Nessun combattente di Hamas. "Erano tutti civili, feriti dalle esplosioni, con arti scomposti. In una c'erano due corpicini avvolti con le bende già completamente intrise di sangue. Per loro la speranza di potercela fare è solo oltre la sbarra di questa frontiera. La comunità internazionale non può restare a guardare".

(12 gennaio 2009)

L'UNITA'

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2009-01-12

 

Gaza vicina a mille morti. Israele: anche fosforo nelle bombe

di RACHELE GONNELLI

Il consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato lunedì una risoluzione di "forte" condanna dell'operazione militare israeliana a Gaza, denunciando le "massicce" violazioni commesse ai danni dei palestinesi. Nella risoluzione del consiglio si è deciso anche di inviare una missione d'inchiesta indipendente per indagare su tutte le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale contro il popolo palestinese. Dei 47 rappresentanti di altrettanti paesi però, hanno votato a favore solo 33 Paesi asiatici, arabi e latinoamericani. Mentre i 13 paesi europei e occidentali - tra cui l'Italia - si sono astenuti, e il Canada è stato l'unico Paese ad aver votato contro. Il documento di quattro pagine chiede la revoca del blocco della Striscia di Gaza, l'apertura di corridoi umanitari ed il libero accesso della stampa nelle zone di conflitto tramite appositi corridoi. e si pronuncia anche contro il lancio dei razzi palestinesi verso Israele. Ma per la Ue, la Svizzera, il il Camerun e l'Ucraina che si sono astenuti il testo - ha spiegato l'ambasciatore della Germania -affronta un solo aspetto del conflitto e ricorre a termini che l'Ue non condivide.

Continuano nel frattempo ad arrivare conferme dell'uso a Gaza di armi chimiche micidiali, proibite dalle convenzioni internazionali, da parte di Israele.

"Sono bombe fumogene, ma un pò di fosforo nelle munizioni c'è". È questa la prima ammissione, arrivata lunedì da una fonte israeliana citata dalla Radio svizzera italiana, sull’uso di bombe al fosforo bianco, le micidiali "Willy Peter" come vengono chiamate nel gergo militare dalle iniziali di "whitephosphorus". La fonte non ha fornito informazioni sulla quantità di fosforo bianco presente nelle munizioni usate da Israele.

Il direttore dell'ospedale Dar al-Shifa di Gaza, il dottor Hussein Ashour, ha assicurato che la natura delle ferite riscontrate sui corpi di alcuni morti e feriti che vengono ricoverati nel suo ospedale non sono di tipo "tradizionale". Secondo il dottor Ashour, un suo collega norvegese - Dagfinn Bjorklid - impegnato nello stesso ospedale, e che in precedenza aveva lavorato in Iraq, gli avrebbe confidato che, a suo parere, le ferite riportate dai pazienti ricoverati dimostrerebbero chiarametne come l'esplosivo utilizzato in questi giorni da Israele negli attacchi su Gaza contengano sostanze cancerogene. Bombe "sporche", armi chimiche proibite dalla Convenzione di Ginevra contro la popolazione, come il fosforo bianco (nella foto un lancio di oggi).

Domenica anche l'organizzazione umanitaria "Human Rights Watch" ha accusato le forze israeliane di avere fatto uso di munizioni al fosforo bianco. Hrw ha denunciato, nel suo rapporto, che l'uso del fosforo bianco è stato accertato dai suoi ricercatori nel corso dei bombardamenti del 9 e 10 gennaio scorso su alcuni quartieri di Gaza, come il campo profughi di Jabaliya.

La città di Gaza ha vissuto una notte che non ha avuto precedenti neppure in queste due settimane di aggressione israeliana, iniziata il 27 dicembre scorso: i bombardamenti sono stati incessanti, con aerei cacciabombardieri F16, elicotteri d'assalto "Apache", aerei senza pilota – i droni -, artiglieria pesante da campagna e cannoni navali. E domenica nel cielo di Gaza e Jabalya sono tornate anche le strisciate nel cielo delle caratteristiche bombe al fosforo bianco simili a macabri fuochi d’artificio. Le truppe, alle quali sono stati affiancati anche i riservisti da ieri, sembra stiano sferrando l’ultima accelerata per penetrare nel centro di Gaza dove si sono rifugiati gli abitanti in fuga dai quartieri più periferici.

Gli aerei israeliani hanno lanciato migliaia di volantini sulle strade di Gaza City per avvertire che le case devono essere abbandonate perchè potrebbero essere bersagliate dalle bombe, ma gli abitanti non possono fuggire in nessun altro luogo e il centro di Gaza City rischia di diventare una trappola per topi e il bagno di sangue finale.

Secondo il dottor Mouawiya Hassanein, i morti lunedì sono già 905 dopo il decesso di 15 palestinesi in mattinata. Tra le vittime, ha detto il medico, ci sono 277 bambini, 95 donne e 92 anziani. Inoltre gli attacchi israeliani, cominciati il 27 dicembre, hanno provocato il ferimento di 3.950 palestinesi.

Durante la pioggia di bombe di domenica sulla frontiera con la Striscia di Gaza alla ricerca dei tunnel nei quali passano rifornimenti e munizioni per Hamas sono rimasti feriti anche due ufficiali delle forze di sicurezza egiziane che si trovavano presso la linea di confine. I due ufficiali sarebbero rimasti colpiti dalle schegge di alcuni missili impiegato nel bombardamento effettuato dalle forze israeliane lungo il versante palestinese del confine. Il bombardamento ha anche causato il ferimento di due bambini egiziani: una bambina di 5 anni, Fatima Attiya, ed un bimbo di 2, Muhammad Galal: entrambi vivono nella città egiziana di Rafah (tagliata a metà dalla linea di confine, ndr) ed inoltre ha danneggiato numerose abitazioni; gli obiettivi del bombardamento israeliano erano a soli 400 metri dal confine egiziano. Lo riferiscono i giornali egiziani.

L'organizzazione fondamentalista egiziana dei Fratelli Musulmani – semilegale in Egitto e "organizzazione madre" di Hamas - ha chiesto alla Corte penale internazionale di processare il governo israeliano per crimini di guerra. Il movimento radicale ha inoltre invitato i giuristi arabi e islamici e le associazioni internazionali di avvocati a mobilitarsi per far processare Israele per aver violato tutte le convenzioni internazionali sui conflitti e la protezione dei civili.

Ma anche il governo del Marocco ha condannato con fermezza la guerra israeliana nella Striscia di Gaza, in un messaggio indirizzato al Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra, durante la sua nona sessione straordinaria sulla situazione a Gaza. Rabat ha denunciato l'uso sproporzionato della forza da parte di Israele e ha espresso la sua solidarietà ai civili di Gaza.

Dopo i razzi partiti dal territorio libanese contro Israele nei giorni scorsio, l'esercito israeliano ha denunciato che le sue truppe dislocate nelle Alture del Golan avrebbero subito ieri il tiro di armi leggere proveniente dalla Siria, ma senza che si registrassero feriti. L'incidente è stato subito riferito al contingente Onu schierato sulla linea dell'armistizio sin dal termine della Guerra del Kippur del 1973.

L'uccisione di civili e di bambini, è la convinzione di Massimo D'Alema in una intervista di lunedì a Redtv, "avrà un enorme peso politico perchè quello che sta accadendo a Gaza dal punto di vista del fondamentalismo è uno straordinario incoraggiamento ad una campagna di reclutamento in una logica di un guerra santa all'Occidente". L'ex vice premier ribadisce la sua "avversione contro il fondamentalismo di Hamas" ma "il problema non è Hamas perchè noi non siamo alleati di Hamas. Il problema è cosa fa l'Europa, gli Stati Uniti e Israele per non fare il gioco del fondamentalismo che uscirà rafforzato mentre saranno indebolite le leadership moderate". "Guerra contro Hamas è un'espressione partigiana dell'esercito israeliano – ha detto l’ex ministro degli esteri italiano - Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva dove sono stati uccisi già circa 300 bambini. Come si combatte il fondamentalismo? Con il massacro di bambini il fondamentalismo si rafforza".

Lunedì in Egitto prosegue la mediazione triangolare tra Hamas e Israele con per intermediario Omar Suleiman, capo dei servizi segreti egiziani.

Il governo egiziano ritiene che sianoi stati compiuti progressi nei colloqui con Hamas, secondo quanto riferito dall'agenzia ufficiale Mena. In particolare viene definito "positivo" l'incontro tra il capo dei servizi segreti egiziani, Omar Suleiman, e la delegazione di Hamas al Cairo. L’agenzia Mena cita fonti del governo. Suleiman nell'incontro di ieri ha ribadito i punti chiave della

proposta avanzata dal presidente egiziano Hosny Mubarak: immediato cessate il fuoco, nuova tregua con Israele e riconciliazione tra Hamas e Fatah, il movimento del presidente di Anp Mahmoud Abbas. Dovrebbero proseguire oggi i colloqui al Cairo tra Suleiman e la delegazione di Hamas guidata da Emad al-Alami e da Mohammed Nasr. Mentre c'è stato uno stop per quanto riguarda Israele. Amos Gilad, consigliere politico e diplomatico del ministro della difesa Ehud Barak, ha rinviato gli incontri - a quanto si apprende - di almeno un giorno.

12 gennaio 2009

 

 

 

 

 

 

Gaza, nuovi raid di Israele nella notte

Nuovi raid israeliani nella notte sulla Striscia di Gaza. Al 17esimo giorno di operazioni della campagna "Piombo fuso", i caccia con la stella di David hanno colpito 12 obiettivi: depositi di armi in abitazioni di miliziani di Hamas, tunnel che attraversano il confine. Le truppe di terra si sono anche scontrate con miliziani palestinesi.

Dall'inizio della campagna, il 27 dicembre, Israele ha bombardato tutte le notti i territori. Invece per la terza notte consecutiva, non sono stati sparati razzi contro il territorio dello stato ebraico (negli ultimi tre giorni, i razzi dei miliziani sono entrati in azione sempre all'alba). Quasi 900 i palestinesi morti. Diminuiti i lanci di razzi verso Israele. Il ministro Frattini si recherà a giorni nella regione, mentre continua la mediazione dell'Egitto. Barack Obama ha intanto detto che appena insediato alla presidenza si impegnerà subito per trovare una via d'uscita alla crisi.

Israele si prepara a impiegare i riservisti per dare la spallata finale ad Hamas, il capo dello Shin Bet è certo che i miliziani di Hamas si stiano nascondendo negli scantinati dell'ospedale costruito da Israele a Gaza, certi che non sarà colpito. Il ministro della Difesa, Ehud Barak si prepara a ricevere il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Sheffer, mentre in seno al governo israeliano sembrano emergere dissapori riguardo il prosieguo delle operazioni: mentre il ministro della Difesa e la titolare degli Esteri, Tzipi Livni vorrebbero una conclusione della campagna il più rapidamente possibile; il premier Ehud Olmert spinge per continuare; e questa sarebbe la ragione per la quale il premier vuole mettere la questione ai voti in seno al gabinetto di sicurezza, dove gode della maggioranza.

12 gennaio 2009

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-01-12

Gaza, Israele invia migliaia

di riservisti nella Striscia

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11 gennaio 2009

Poliziotti israeliani sul luogo dell'esplosione di un razzo anticarro di Hamas nei pressi di Sderot sulla striscia di Gaza (AP Photo/Dan Balilty)

Che sia vicina la fine del conflitto, come dice il premier Olmert, o che Hamas sia ancora determinato a combattere fino all'ultimo, come sostiene l'intelligence militare di Tel Aviv, l'esercito israeliano ha cominciato a introdurre nella Striscia di Gaza tra le unità combattenti un numero crescente di riservisti, ha riferito la radio pubblica. Il ricorso alle truppe della riserva sembrerebbe indicare un'intensificazione delle operazioni militari nella Striscia. L'invio di altri militari a supporto delle truppe regolari - alcuni dei quali già a Gaza - si colloca nell'ambito del piano di escalation militare avviato con l'operazione di terra il 3 gennaio scorso, volto a smantellare gli obiettivi del movimento islamista. Sono migliaia i soldati mandati in queste ore nella Striscia a supporto delle operazoni militari dell'esercito di Tel Aviv. Intanto la Farnesina ha reso noto che il ministro degli Esteri Franco Frattini si recherà nei prossimi giorni in Medio Oriente per una serie di contatti con i leader della regione in concomitanza con l'avvio della missione umanitaria italiana a favore della popolazione della Striscia di Gaza.

I tank israeliani in città. Obama: "Subito al lavoro per superare la crisi"

I carri armati israeliani avanzano nella città di Gaza, mentre il primo ministro Ehud Olmert ha detto, in apertura del Consiglio dei ministri, che l'offensiva nella Striscia di Gaza "si avvicina ai suoi obiettivi", per quanto servano ancora impegno e determinazione per consentire alla popolazione della zona meridionale di Israele di poter vivere a lungo in sicurezza. Anche il viceministro israeliano alla Difesa, Matan Vilnai, ha confermato alla radio di Stato che l'offensiva sembra arrivata verso la sua fine, anche per effetto della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Tuttavia, secondo l'esponente governativo, la guerra avrebbe permesso a Israele "di raggiungere obiettivi che fino due settimane fa nessuno avrebbe potuto nemmeno sognare". Il capo dell'intelligence militare di Israele Amos Yadlin, ha spiegato però al gabinetto di Governo che, anche se Hamas è stata fortemente debilitata nel corso dell'offensiva "Piombo Fuso" non "alzerà bandiera bianca". Hamas è a corto di munizioni e molti dei suoi leader sono stati uccisi; eppure, secondo Yadlin, il gruppo continuerà a combattere.

Nella crisi vuole impegnarsi da subito il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, che, in un'intervista rilasciata alla tv Abc, ha confermato di volersi impegnare al massimo da subito, dal giorno del suo insediamento il 20 gennaio, per superare l'impasse che impedisce una via d'uscita a Gaza. Il presidente eletto ha dichiarato che è sua intenzione creare una "squadra speciale" per affrontare la crisi nel suo complesso, pur ribadendo che è un "principio fondamentale di ogni Stato il dovere di proteggere i propri cittadini". La squadra, ha detto ancora Obama, "si impegnerà con tutti le parti e lavorerà per creare un approccio strategico che assicuri sia agli israeliani che ai palestinesi la possibilità di vedere soddisfatte le loro aspirazioni".

Intanto, però, decine di famiglie, con un gran numero di bambini e qualche effetto personale, stanno scappando dalla periferia di Gaza per cercare riparo in luoghi più sicuri. Secondo l'Onu, 25mila persone hanno lasciato la propria dimora a causa dei combattimenti e si sono rifugiati nei centri di accoglienza di fortuna allestiti nelle scuole o negli edifici dell'Agenzia Onu per i rifugiati. La periferia della città è stata teatro di violenti combattimenti: i militari dell'esercito israeliano hanno preso posizione sui tetti delle case per attaccare i miliziani di Hamas, che hanno risposto con razzi anti-carro e facendo esplodere mine per tentare di impedire l'avanzata dei tank israeliani.

In tutto, soltanto stamattina sono morte 26 persone, secondo fonti mediche locali. L'ultimo bilancio del responsabile degli interventi di primo soccorso, Muawiya Hassanein, parla di almeno 879 morti palestinesi, di cui 275 bambini e di oltre 3mila 620 feriti dall'inizio dell'offensiva.

 

 

 

Gaza, Israele invia migliaia

di riservisti nella Striscia

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11 gennaio 2009

Poliziotti israeliani sul luogo dell'esplosione di un razzo anticarro di Hamas nei pressi di Sderot sulla striscia di Gaza (AP Photo/Dan Balilty)

Che sia vicina la fine del conflitto, come dice il premier Olmert, o che Hamas sia ancora determinato a combattere fino all'ultimo, come sostiene l'intelligence militare di Tel Aviv, l'esercito israeliano ha cominciato a introdurre nella Striscia di Gaza tra le unità combattenti un numero crescente di riservisti, ha riferito la radio pubblica. Il ricorso alle truppe della riserva sembrerebbe indicare un'intensificazione delle operazioni militari nella Striscia. L'invio di altri militari a supporto delle truppe regolari - alcuni dei quali già a Gaza - si colloca nell'ambito del piano di escalation militare avviato con l'operazione di terra il 3 gennaio scorso, volto a smantellare gli obiettivi del movimento islamista. Sono migliaia i soldati mandati in queste ore nella Striscia a supporto delle operazoni militari dell'esercito di Tel Aviv. Intanto la Farnesina ha reso noto che il ministro degli Esteri Franco Frattini si recherà nei prossimi giorni in Medio Oriente per una serie di contatti con i leader della regione in concomitanza con l'avvio della missione umanitaria italiana a favore della popolazione della Striscia di Gaza.

I tank israeliani in città. Obama: "Subito al lavoro per superare la crisi"

I carri armati israeliani avanzano nella città di Gaza, mentre il primo ministro Ehud Olmert ha detto, in apertura del Consiglio dei ministri, che l'offensiva nella Striscia di Gaza "si avvicina ai suoi obiettivi", per quanto servano ancora impegno e determinazione per consentire alla popolazione della zona meridionale di Israele di poter vivere a lungo in sicurezza. Anche il viceministro israeliano alla Difesa, Matan Vilnai, ha confermato alla radio di Stato che l'offensiva sembra arrivata verso la sua fine, anche per effetto della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Tuttavia, secondo l'esponente governativo, la guerra avrebbe permesso a Israele "di raggiungere obiettivi che fino due settimane fa nessuno avrebbe potuto nemmeno sognare". Il capo dell'intelligence militare di Israele Amos Yadlin, ha spiegato però al gabinetto di Governo che, anche se Hamas è stata fortemente debilitata nel corso dell'offensiva "Piombo Fuso" non "alzerà bandiera bianca". Hamas è a corto di munizioni e molti dei suoi leader sono stati uccisi; eppure, secondo Yadlin, il gruppo continuerà a combattere.

Nella crisi vuole impegnarsi da subito il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, che, in un'intervista rilasciata alla tv Abc, ha confermato di volersi impegnare al massimo da subito, dal giorno del suo insediamento il 20 gennaio, per superare l'impasse che impedisce una via d'uscita a Gaza. Il presidente eletto ha dichiarato che è sua intenzione creare una "squadra speciale" per affrontare la crisi nel suo complesso, pur ribadendo che è un "principio fondamentale di ogni Stato il dovere di proteggere i propri cittadini". La squadra, ha detto ancora Obama, "si impegnerà con tutti le parti e lavorerà per creare un approccio strategico che assicuri sia agli israeliani che ai palestinesi la possibilità di vedere soddisfatte le loro aspirazioni".

Intanto, però, decine di famiglie, con un gran numero di bambini e qualche effetto personale, stanno scappando dalla periferia di Gaza per cercare riparo in luoghi più sicuri. Secondo l'Onu, 25mila persone hanno lasciato la propria dimora a causa dei combattimenti e si sono rifugiati nei centri di accoglienza di fortuna allestiti nelle scuole o negli edifici dell'Agenzia Onu per i rifugiati. La periferia della città è stata teatro di violenti combattimenti: i militari dell'esercito israeliano hanno preso posizione sui tetti delle case per attaccare i miliziani di Hamas, che hanno risposto con razzi anti-carro e facendo esplodere mine per tentare di impedire l'avanzata dei tank israeliani.

In tutto, soltanto stamattina sono morte 26 persone, secondo fonti mediche locali. L'ultimo bilancio del responsabile degli interventi di primo soccorso, Muawiya Hassanein, parla di almeno 879 morti palestinesi, di cui 275 bambini e di oltre 3mila 620 feriti dall'inizio dell'offensiva.

 

 

 

Gaza, la guerra hi-tech

di Ugo Tramballi

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8 gennaio 2008

Nòva 100

I due palloni aerostatici a forma di Zeppelin, carichi di telecamere e sensori, sono ormai abitatori permanenti del cielo sopra Gaza. Uno a Nord l'altro a Sud, vedono tutto ciò che accade nella striscia. Colgono il calore di un razzo in partenza e per 800mila israeliani al di qua della frontiera scatta l'allarme. "Codice rosso!" gracchiano gli altoparlanti. Qui a Sderot, meno di due chilometri da Gaza, la gente ha 15 secondi per cercare un riparo. Ad Ashkelon, 25 chilometri a Nord, ne hanno 30; ad Ashdod, un po' di più. Nel kibbutz di Nir Am, sulla frontiera di Gaza, di tempo non ne hanno. La tecnologia di un'allerta così immediata la devono ancora inventare perfino in Israele.

Per la prima volta in otto anni, da quando Hamas tira i suoi Qassam, la gente di Sderot è contenta: il Governo sta facendo qualcosa per loro, ha scatenato una guerra. Il dubbio ora è un altro: basterà questa mobilitazione, tutto questo sforzo militare e tecnologico del più avanzato degli eserciti del mondo, a fermare i razzi?

Dal Davidka, il primo mortaio artigianale della guerra d'indipendenza del 1948, Israele ha sempre sviluppato una sua tecnologia bellica. Riceve 3 miliardi di dollari l'anno solo in aiuti militari americani ma quello che ottiene lo modifica. Come il cacciabombardiere F-16, la cosa più nuova che voli e che combatta. Israele è l'unico Paese alleato al quale gli americani concedono di farvi delle modifiche segrete.

Fu Shimon Peres alla fine degli anni Settanta a modernizzare la macchina da guerra volenterosa ma obsoleta dello Stato ebraico. Negli Ottanta nacque il progetto Talpiot: anziché sprecarle al fronte o in caserma, ogni anno le 50 giovani menti più geniali d'Israele venivano arruolate nell'unità Shmone Matai. Nei tre anni di ferma che tocca a tutti in Israele, la loro missione era inventare per le Forze Armate. Non necessariamente sistemi d'arma o cannoni infallibili. Anche sedili ergometrici per i piloti degli elicotteri, tessuti per far traspirare la pelle dei fanti all'assalto. Una delle ragioni della vittoria del 1973, nella gigantesca battaglia di mezzi corazzati con gli egiziani nel deserto del Sinai, fu che i carri israeliani avevano l'aria condizionata. All'inizio degli anni Novanta, quando incominciò la trattativa di Oslo, Israele seppe creare un incredibile "dividendo della pace", riversando nell'industria civile tutte le innovazioni tecnologiche militari. È così che nacque la Silicon Valley israeliana. Gil Shwed, il creatore di Firewall, era stato un soldato di Shmone Matai.

L'information technology è la voce più importante dell'export israeliano, al Nasdaq di New York ci sono più aziende israeliane che europee. Ma la domanda dei 20mila abitanti di Sderot, sul confine con Gaza, resta quella di prima: può tanta preparazione, tanta ingegneria, tanta innovazione fermare una volta per tutte i razzi di Hamas?

No. I potenti missili Grad e Katiusha sono armi un po' più complesse, ma la tecnologia di lancio di un artigianale Qassam è poco più sofisticata dell'innesco di una "Testa di Lavezzi". Serve solo un legno sul quale appoggiarne la testata, determinare l'alzo e l'improbabile traiettoria. E una miccia o un piccolo congegno elettronico per l'innesco a distanza con un telefono cellulare. Comunque vada, cadrà in territorio israeliano. Un Patriot, il missile anti-missile, non farebbe in tempo a distruggerlo; e nessuno spenderebbe milioni per fermare un razzo di poche decine di dollari, costoso come un petardo appena sofisticato ma comunque mortale.

È, alla fine, la politica che spesso vanifica l'immensa superiorità tecnica di Zahal, acronimo ebraico di Forze di difesa israeliane. L'obiettivo che Israele deve raggiungere per dichiarare vittoria in questa guerra è molto più difficile di quello di Hamas. Il primo deve annichilire la struttura militare del movimento islamico, cercare i tunnel dai quali passano le armi di contrabbando dall'Egitto, piegare la volontà del nemico, ridurne la forza politica, "cambiare l'equazione della regione". Ad Hamas basta lanciare un solo Qassam dopo che l'ultimo israeliano si sarà ritirato da Gaza.

Il razzo che prende il nome dal primo martire di Hamas, Izz ad-Din al-Qassam, in un certo senso è l'evoluzione di un'altra arma rudimentale ma efficace dei palestinesi: l'attentatore suicida, l'uomo che porta con se la bomba fino all'obiettivo stabilito e si fa esplodere con le sue vittime. La sorpresa non è nella qualità della bomba ma nella determinazione del kamikaze di uccidersi per uccidere. La barriera di filo elettrico che chiude Gaza e il muro che circonda la Cisgiordania hanno quasi annullato quell'arma.

L'obiettivo di Israele a Gaza è simile: occupare il corridoio di terra fra Egitto e Gaza, e passarlo poi a una forza internazionale d'interposizione, per impedire che dai tunnel Hamas ricostruisca e aggiorni il suo arsenale di missili. Assaf Klar e Raphael Linker del Technion, l'Istituto di Tecnologia di Haifa, hanno trovato il modo di individuare chi sta scavando i tunnel anche a diversi metri sottoterra. Lo faranno con la tecnologia elettro-ottica: fibre ottiche capaci di rilevare lo spostamento di terra che provoca uno scavo. Nato un problema, trovata la soluzione.

Ma per quanto Israele usi cemento, arresti preventivamente migliaia di palestinesi, ne paralizzi l'attività economica con centinaia di posti di blocco e usi le fibre ottiche, il risultato di questo scontro asimmetrico è lo stesso: ci sarà sempre un Qassam, un coltello o una sassata a impedire che Israele viva nella sicurezza che cerca, fino che continuerà l'occupazione. La condizione della guerra asimmetrica nella quale il soldato tecnologico d'Israele deve operare, è ferrea quanto una formula matematica: il nemico è solo un guerrigliero meno armato di lui. Ma combatte dove vive, usa la sua casa come trincea, arruola la famiglia alla sua causa.

 

 

 

 

 

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2009-01-08

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